Flora

Il paesaggio vegetale della Val Grigna è caratterizzato da una copertura boschiva alle quote inferiori del settore settentrionale e occidentale, e dalla diffusione di praterie nei settori più elevati e nei versanti meridionali valtrumplini. I principali habitat forestali sono il lariceto e la pecceta. Il primo lo troviamo ampiamente diffuso nell’alta Valle dell’Inferno, dove è andato a ricolonizzare negli ultimi decenni i pascoli posti alla base dei circhi glaciali. Con il suo sottobosco di rododendro ferrugineo offre una spettacolare fioritura all’inizio dell’estate, mentre l’autunno lo accende di un giallo oro che prelude alla quiescenza invernale.

Il larice è meno diffuso in Val Grigna e in Val Gabbia, dove invece la prevalenza del peccio, soprattutto alle quote inferiori, è evidente. Si tratta di bellissime foreste di conifere caratterizzate da un sottobosco ricco e ben rappresentato dalle specie boreali che ne testimoniano l’elevato livello di biodiversità e pertanto l’alto valore naturalistico. In particolare alcune specie hanno un enorme significato dovuto alla loro rarità: la Linnea cordata e, soprattutto, la Linnea borealis, recentemente scoperta, nella sua stazione più meridionale delle Alpi Centrali. Altre formazioni “forestali” sono le ontanete ad ontano verde che risalgono i circhi glaciali ed i versanti più freschi delle esposizioni settentrionali e, soprattutto, occidentali.

Le praterie alpine occupano un’ampi superficie in tutti e tre i settori della foresta regionale. Si tratta in buona parte di pascoli di discreto valore zootecnico, ottenuti storicamente da disboscamenti di foreste naturali preesistenti. Altrove sono invece praterie molto povere, su suoli superficiali e con forte presenza di affioramenti pietrosi, fino a diventare veri e propri incolti dove il cotico erboso scompare per lasciare posto a versanti rocciosi o macereti.

Un elemento di notevole valore naturalistico sono le diverse torbiere alpine, originatesi dal graduale riempimento di laghetti glaciali, caratterizzate ora da un elevato tenore idrico che ne impedisce o rallenta l’evoluzione a bosco. Bellissime sono le infruttescenze setolose dell’erioforo somiglianti a tanti fiocchi di cotone emergenti dalla prateria umida. La più estesa torbiera è quella di Rosellino, mentre altre si trovano anche in Val Gabbia. Le torbiere sono importanti per la conservazione della biodiversità perché ospitano specie rarissime, tra le quali la Swertia perennis, nota anche come genziana nera.




 

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